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  Introduzione al Dipinto
  Analisi del Dipinto


 

 

 

 




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La morte di Marat è il quadro che più di ogni altro dà immagine al dramma della Rivoluzione Francese; il contenuto del quadro è l'eroismo, ma nel doloroso prezzo che tale scelta impone: il sacrificio della propria vita.

La Rivoluzione Francese era scoppiata nel 1789; dopo la deposizione della monarchia si ebbe in Francia un periodo di grande instabilità politica, caratterizzato da episodi violenti e sanguinosi.

Tra le vittime di questa cruenta fase della Rivoluzione, che culminò con la condanna e l'esecuzione del re Luigi XVI e la regina Maria Antonietta, ci fu anche Jean-Paul Marat.

David, che era suo amico, ricordò questa morte con un quadro che divenne immediatamente famoso. L'artista voleva realizzare un'opera densa di significato e portatrice di un messaggio ben preciso, coerente con i principi della Rivoluzione Francese, come lo era stato Marat nella sua vita.

David inserisce ogni elemento nella rappresentazione mediante lo schema iconografico religioso utilizzato però in un contesto laico, quello della Rivoluzione.

Questo nel tentativo di simboleggiare una morte quasi martirizzata di un personaggio che pagò con la sua vita gli ideali rivoluzionari.

 

 

 

 

 

 

 



Introduzione al Dipinto


In conformità alla corrente neo-classica, come si può anche notare nel "Giuramento degli Orazi", David nel rappresentare la morte di Marat sceglie il momento successivo all'omicidio, in tal modo l'evento violento non è mostrato.
L'unica traccia che rimane dell'assassino è il coltello lasciato cadere a terra.

Nel dipinto vediamo Marat che giace nella vasca da bagno dove era costretto a passare gran parte della giornata per curare una grave infezione cutanea contratta nascondendosi in ambienti malsani perché perseguitato da nemici della Rivoluzione.

Nella mano destra di Marat possiamo osservare la penna che molto probabilmente stava usando prima di essere ucciso, mentre nella mano sinistra notiamo un piccolo foglio parzialmente macchiato dal suo stesso sangue.

Il sangue in questo dipinto assume una importanza particolare riconducibile (come detto in precedenza) allo schema iconografico sacro in veste laica: Marat viene proposto infatti da David come un martire, la vittima del sacrificio, come colui che ha dato la propria vita per la libertà e per tenere fede ai propri ideali.

Già il mondo della cristianità, soprattutto del '600 con la Controriforma, è pienamente intriso di questo tipo di rappresentazioni.

Non a caso David costruisce l'immagine del defunto come se si trattasse di una "Deposizione di Cristo": la ferita sul costato gronda ancora di sangue, la testa riversa, il lenzuolo macchiato di rosso è quasi un sudario.

La presenza di questi elementi è un modo per elevare Marat al di sopra degli altri uomini, per sottolinearne le virtù e farlo apparire come esempio da imitare.

Nel dipinto di conseguenza non compaiono tutti quegli elementi che nella realtà caratterizzavano il luogo del delitto e che avrebbero fatto apparire la morte di Marat come quella di un uomo comune.

 

 

 

 

 

 

 



Analisi del Dipinto

Questo dipinto può essere diviso principalmente in due parti: la parte superiore, completamente vuota e scura, con una leggera vibrazione luminosa che proviene da destra, e che rende la zona superiore del dipinto ancora più cupa; la parte inferiore, che mostra il corpo in tutta la solitudine e il silenzio della morte.

La composizione è giocata su pochissimi elementi rappresentati con linee orizzontali e verticali; l'unica linea obliqua è individuata dal braccio che sporge dalla vasca. Il quadro ispira un silenzio che non può essere rotto in alcun modo. Tutto ciò è stato creato per orientare l'attenzione solo sulla figura di Marat.

Le linee, fluide e continue, definiscono le forme, incorniciano le figure e come si può notare nel lenzuolo, "sudario", dove giace Marat e nel panno che gli cinge la testa, le linee stesse danno con precisione anche il senso del volume.

La superficie è molto omogenea grazie anche al tipo di tecnica usata (olio su tela) e presenta caratteristici momenti di lucentezza e d'ombra diffusa.

Il dipinto presuppone un punto di vista ravvicinato, in modo da dare il massimo risalto al corpo martoriato di Marat. Da questa visione è possibile ricavare il realismo razionale del sentimento, proprio del pensiero illuminista di quel periodo, che David mette in evidenza.

La composizione si sviluppa lungo l'asse orizzontale dato dalla lunghezza della vasca da bagno e lungo la direttrice verticale del braccio che sporge dalla tinozza. Questa squadratura del dipinto da all'opera un aspetto assolutamente statico che mette in risalto la caduta del braccio; il ricongiungimento dell'uomo con la terra: la morte.

La luce "divina" proviene da sinistra e definisce, in modo molto nitido, il chiaroscuro sul corpo, ed essendo così direzionata provoca una profonda zona d'ombra sull'addome dell'uomo mettendo in qualche modo in evidenza il viso piegato in piena luce. L'utilizzo della luce in questo modo è un chiaro riferimento alla razionalità la quale vuole essere sottolineata da parte di David in Marat, oltre che allo spirito neo-classico del dipinto.

Da questi elementi possiamo notare un probabile studio di David delle opere di Caravaggio: si può confrontare il braccio pendente di Marat con quello del Cristo della Deposizione; il drappo bianco del Cristo che come il coltello ai piedi del dipinto di Marat funge da ricongiungimento con il terreno, cioè con la morte; e in fine il fatto che, come David, Caravaggio sceglie di rappresentare il momento successivo all'evento della crocifissione, la deposizione, per evitare anch'egli la rappresentazione dell'elemento violento. Si può infatti facilmente immaginare nella Deposizione del Cristo di Caravaggio la probabile presenza fuori campo della croce, a destra della scena, psicodramma catartico.

L'elemento che però differenzia i due quadri riguarda la staticità del dipinto di David rispetto all'idea di movimento che Caravaggio cerca di rendere nella Deposizione del Cristo. David infatti rappresenta Marat nell'istante successivo l'assassinio in una posizione statica, immutabile; Caravaggio invece cerca di rendere l'idea del movimento che caratterizza l'atto della deposizione del corpo raffigurando il momento in cui Cristo sta per essere poggiato al suolo.

Tornando alla morte di Marat, il fascio di luce del dipinto si rifrange poi sulla mano del morto che tiene stretta una lettera, altro elemento molto significativo perché si può considerare il pretesto dell' uccisione stessa di Marat. Anche questa visione creata dall'effetto luminoso, dall' inquadratura e della chiarezza generale del dipinto, è riconducibile allo schema iconografico religioso.

Si può dire che il chiaroscuro fa percepire anche il volume del corpo del soggetto. Tutta la restante parte superiore del quadro è buia, per orientare l'attenzione ancora più fortemente verso la figura di Marat. Tutto ciò richiama la macchina teatrale delle rappresentazioni tipica del periodo Barocco.

Lo spazio e il volume sono presenti nell'opera, e vengono definiti soprattutto dallo scrittoio appoggiato sulla vasca e dalla cassa al fianco della stessa vasca, oltre che dalla torsione del busto dell'uomo rimasto di scorcio. Questi due semplici elementi, con forma prettamente geometrica, si prestano molto bene al gioco del volume dando così anche l'idea dello spazio e della profondità del dipinto, misurato secondo piani ortogonali. Si può in qualche modo dire che il dipinto presuppone un punto di vista ravvicinato e dal basso, in modo da dare il massimo risalto al corpo di Marat, e la distanza tra lo spettatore e il protagonista è data dallo scrittoio stesso.

L'uso del colore è naturalistico, senza particolare varietà nel numero dei toni, che sono tendenzialmente freddi, ma viene utilizzata una tonalità principale che è quella bruna. Le superfici cromatiche sono sostanzialmente quattro. Il verde del panno posizionato sull'asse facente da scrittoio, il rosa pallido della carnagione del soggetto, il bianco tendente al beige dei lenzuoli e il marrone che è più bruno sulla parte di sfondo e più chiaro e lucente nella cassa a forma di parallelepipedo.

Questi colori essenziali danno all'opera nella sua completezza un'atmosfera cupa e minimale che rispecchia perfettamente il tema proposto da David: la semplicità e la sobrietà. In più vi è il colore rosso del sangue che può essere associato alla vitalità e alla forza, due elementi che ormai non possono più essere ritrovati nel corpo di Marat.