LA CAPPELLA SISTINA




Inizio dei lavori della volta della Cappella Sistina

"Ricordo chome oggi, questo dì 10 di Maggio nel mille cinquecento octo, io Michelagnolo scultore horricevuto dalla S[antità] del nostro S[anto] Papa Julio secundo, duchati cinqueciento per conto della pictura della volta della Chappella di Papa Sisto, per la quale comincio oggi allavorare". Di suo pugno, ventotto anni prima di porre mano al "Giudizio", Michelangelo ci informa sulla data di inizio dei lavori alla volta della Sistina. La titanica impresa lo vede accettare controvoglia, col pensiero rivolto a un intrapreso lavoro ritenuto di gran lunga più stimolante: il monumento funebre di papa Giulio II (al secolo Giuliano della Rovere, 1503-1513), il committente di quegli affreschi che non vorrebbe dipingere.

DATA

AVVENIMENTI STORICI E ARTISTICI

STORIA DELLA CAPPELLA SISTINA

 

1475

Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese (Arezzo) il 6 marzo.

 

 

1506

Michelangelo fugge da Roma per non aver avuto conferma dell’incarico per la tomba di Giulio II; anche se dopo poco tempo si riconcilia col papa.

10 giugno: lettera di Pietro Rosselli a Michelangelo con la prima indicazione della volontà di Giulio II di affidare al Buonarroti la nuova decorazione della volta.

 

1508

 

10 maggio: contratto e primo pagamento a Michelangelo per i lavori nella Cappella Sistina.

 

1533

 

Clemente VII incarica Michelangelo di dipingere il Giudizio universale sulla parete dell’ altare.

 

1535

 

1 novembre: Michelangelo viene nominato “Supremo architetto, scultore e pittore del nostro medesimo Palazzo apostolico” con un salario di 1200 ducati.

 

1536

 

Nella tarda primavera, Michelangelo inizia a dipingere il Giudizio sulla parete dell’ altare.

 

1541

Con l’aiuto di Paolo III, Michelangelo ottiene dagli eredi di Giulio II che altri ne completino la tomba sotto la sua supervisione.

 

 

1564

Roma 18 febbraio: muore Michelangelo.

Il concilio di Trento decide la censura dei dipinti della Sistina.

 

1565

 

Daniele da Volterra esegue le prime “braghe” sul Giudizio.

 

1762

Innaugurazione a Roma della fontana di Trevi di Nicola Salvi.

Probabile restauro con copertura di alcuni nudi del Giudizio universale.

 

1797

 

Un’esplosione della polveriera di castel Sant’ Angelo fa cadere una porzione dell’ignudo a sinistra della Sibilla delfica e un frammento del Diluvio nella volta.

 

1980

 

Restauro della serie dei pontefici e prima campagna di restauro degli affreschi di Michelangelo.

 

1985

 

Inizio della pulitura dagli affreschi della volta, terminata nel 1989

 

1990

 

Inizio della pulitura della parete col Giudizio universale; il restauro termina nell’ aprile del 1994.


Genesi di un capolavoro (Il giudizio Universale )

Il Giudizio Universale è la composizione situata sulla parete retrostante l'altare della Cappella Sistina e fu progettato e realizzato da Michelangelo fra il 1533 e il 1541. La sua collocazione estremamente anomala (normalmente questo tema, a carattere medievale, compare infatti sulla controfaccia o sulla facciata dagli edifici sacri) è frutto della specifica volontà del primo committente dell'opera, Papa Clemente VII (Giulio Dè Medici, 1523-1534), che però giunse solo a vederne il "modello" compositivo: l'esecuzione in affresco del dipinto ebbe infatti luogo sotto Paolo III (Alessandro Farnese, 1534-1549) ed ebbe inizio nel 1536 dopo una lunga e tormentata fase preparatoria.


La composizione presenta in alto, nelle due lunette, i simboli della Passione portati in volo da angeli apteri, ovvero senza ali; quindi la fascia dei santi e degli eletti con al centro il Cristo giudice e la Vergine; poi, al centro, gli angeli tubicini latori dell'annunzio del giorno del Giudizio, con a sinistra i risorgenti in volo verso Cristo redentore, e a destra la rappresentazione dell'inferno, con Caronte in piedi sulla barca alata con la quale ha raccolto i dannati e Minosse in atto di svolgere la sua funzione di giudice infernale (secondo la visione dantesca).

Dal punto di vista della stesura e della pennellata, nel Giudizio mancano quasi del tutto colori limpidi e trasparenti, le pennellate liquide e le velature, che vengono quasi costantemente sostituite da impasti cromatici molto ricchi, sono realizzate con pennellate grasse, sempre veloci e graffianti. Scompare poi del tutto l'uso - relativamente raro sulla volta - di impiegare, a seconda delle zone di luce e d'ombra delle figure, proporzioni diverse in terra verde, terra d'ombra o verdaccio: esso venne sostituito da una preparazione dell'intera immagine con un tono locale bruno - generalmente sostituito da terra d'ombra - successivamente modellato con le luci e i mezzitoni. Molte e di notevole estensione sono poi le correzioni, le aggiunte e le rifiniture a secco, eseguite a volte anche a molte giornate di distanza, raschiando quasi sempre il colore, senza però mai raschiare l'intonaco, come invece accadde sulla volta.